Un commento al convegno “TETRA2 Tecnologie nel futuro della traduzione”
Un commento al convegno “TETRA2 Tecnologie nel futuro della traduzione” – Forlì, 30 settembre 2011
di Gabriella Cafaro
Venerdì 30 settembre si è tenuto a Forlì il convegno TeTra2 “Tecnologie nel futuro della traduzione”, organizzato e sponsorizzato anche da AITI. Oltre 200 persone, tra cui un bel gruppo di soci AITI da varie sezioni, hanno ascoltato con attenzione gli interventi della giornata, che ha visto alternarsi oratori di prestigio a giovani talentuosi e un po’ irriverenti. Argomento principe della maggior parte degli interventi è stata la traduzione automatica (TA), con una breve digressione sui metodi e gli strumenti per migliorare la qualità. Il programma e le presentazioni dei vari oratori sono facilmente recuperabili sul sito del convegno (http://tetra.sslmit.unibo.it/), mentre in questa sede mi limiterò a sottolineare gli spunti che a mio giudizio sono stati più interessanti e/o innovativi. Il primo oratore, Harold Somers, professore emerito presso la University of Manchester, ha subito messo le carte in tavola con la semplicità dei grandi studiosi e dei grandi insegnanti: perché il traduttore ha paura della traduzione automatica? Perché non la conosce. E via con un intervento chiaro, esplicativo e a tratti disarmante sui vantaggi e gli svantaggi di una metodologia di lavoro che, se conosciuta nei dettagli, in alcuni casi potrebbe persino venire in supporto del traduttore professionista. Fondamentale è la conoscenza approfondita dei suoi punti di forza e di debolezza, nonché il contributo della revisione da parte di un traduttore professionista. Il secondo oratore, il giovane Daniel Zielinski ha stupito tutta la platea con un intervento, a tratti irriverente, sugli strumenti di traduzione assistita, il loro reale impatto sul mondo della traduzione e soprattutto l’orientamento che a suo giudizio occorrerebbe dare all’insegnamento di questa tecnologia all’interno dei corsi di formazione per T/I. Secondo Zielinski, agli studenti andrebbe insegnato non solo il mero funzionamento meccanico, ma soprattutto ciò che sta alla base della tecnologia CAT (Computer-Assisted Translation), in modo da mettere in condizione gli studenti di scegliere in modo consapevole il programma più adatto alle loro future esigenze di professionisti. La presenza sempre più massiccia di prodotti sviluppati da società diverse collide con la quantità relativamente bassa di nuove funzionalità che da vent’anni a questa parte sono state introdotte in questi software. Oltre a ciò, la presenza di moltissime funzionalità “accessorie”, che aumentano la complessità del programma riducendo al contempo l’attenzione alla fase traduttiva e al contesto della traduzione. Interessante la sua riflessione sulla formazione dei traduttori che lavorano all’interno di aziende/agenzie, spesso abbandonati a loro stessi nella fase di apprendimento del programma. La conoscenza superficiale di tali software porta inevitabilmente al fatto che questi ultimi non vengono sfruttati al 100% delle loro potenzialità. Inoltre, un’altra conseguenza dell’uso sempre più diffuso dei programmi CAT sarebbe una crescente pressione sui prezzi esercitata dal cliente finale. Attenzione a farsi trascinare dal vortice delle nuove versioni: spesso una nuova versione non presenta nuove importanti funzionalità, frutto di nuove ricerche, ma solo nuove attività da svolgere a latere della fase di traduzione vera e propria. Quali sono le conseguenze dell’uso diffuso dei programmi CAT nel mondo della traduzione? Ancora nessuno si è soffermato su questa importante questione e ne ha studiato con rigore scientifico i vari risvolti.
Il terzo oratore, Andy Way, direttore di Language Technology Applied Language Solutions, ci ha illustrato come è possibile generare un sistema di traduzione automatica “in proprio”. Sottolineando l’apporto imprescindibile dell’uomo/traduttore professionista (nella fase di post-editing e talvolta di pre-editing), Way ha elencato i lati positivi e negativi della TA sia per le società sia per i traduttori e si è soffermato sui requisiti minimi per rendere l’uso di un sistema di TA conveniente. Way ha inoltre accennato ai sistemi di traduzione automatica attualmente disponibili su Internet (Google Translate, Bing Translator da un lato e Moses dall’altro), evidenziando il problema deontologico legato all’utilizzo di questi sistemi (l’uso non autorizzato di questi sistemi per tradurre testi di proprietà dei propri clienti senza autorizzazione o testi protetti da diritto d’autore, dalla legge sulla privacy o sulla proprietà intellettuale). Il sistema di TA SmartMATE, utilizzabile solo da utenti esperti e per progetti di determinate dimensioni, è invece un sistema che consente di creare il proprio motore di traduzione automatica, installabile sul proprio PC, a prezzi contenuti, relativamente di facile impostazione e utilizzo (solo per utenti esperti) e alimentabile con le proprie esistenti memorie di traduzione. È possibile scaricare una versione di prova utilizzabile per un mese.
La quarta oratrice, Juliet Macan della Arancho Doc, ha focalizzato il suo intervento sui nuovi strumenti per il controllo qualità su documenti tradotti con programmi CAT e sulle memorie di traduzione. Con l’uso sempre più diffuso delle memorie, quasi sempre alimentate da traduttori diversi, si evidenzia sempre più la necessità di eseguire il controllo qualità in modo veloce e accurato al tempo stesso. Sempre più spesso il cliente possiede già delle memorie di traduzione di cui occorre verificare affidabilità e coerenza prima della fase di traduzione. Il primo consiglio di Macan è quello di conoscere molto bene i programmi CAT che si utilizzano per sfruttare tutte le funzionalità di controllo qualità già disponibili. In più, ha presentato alcuni programmi che consentono di effettuare altri tipi di controlli utilizzando soprattutto i file bilingui prodotti dai sistemi di traduzione assistita.
La tavola rotonda, cui ha partecipato per AITI la presidente nazionale Sandra Bertolini, aveva come argomento principale “Traduzione e automazione: impatti sul mercato”. La conclusione del moderatore, il Prof. Marcello Soffritti, è illuminante: esistono tre soggetti diversi (progettisti dei software, professionisti e università) e per tutti esiste un problema fondamentale da risolvere: come far coincidere l’esigenza di condivisione (di documenti, terminologia, strumenti, ecc.) con la protezione della proprietà intellettuale (di documenti, database terminologici, memorie di traduzione, ecc.)? Fino ad ora i produttori di strumenti CAT sembra non si siano soffermati abbastanza su questo punto.
Una giornata quindi densa di spunti di riflessione per tutti, studenti, traduttori professionisti, docenti, condita con la sempre squisita ospitalità del Prof. Bertaccini e del suo staff.
